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Viaggio a Maccastorna

Si prende posto e si parte, ognuno ha portato con sé il necessario a seconda delle proprie esigenze climatiche, ludiche, informative.
Scarponcini, magliette, giacche impermeabili, libri per la salute.
“Grazie sto bene, ho preso la pastiglia, qui va bene, riesco ad allungare le gambe, dite all'autista di guidare più dolcemente”.
Luce e buio, luce e buio, usciamo dalla Liguria, ora il percorso è americano, sconfinate piattezze del nulla ci passano accanto, tra colori sempre uguali.
Chi abita svariate altitudini mal si adatta a questo paesaggio, ci si perde senza vedere cosa c'è più in basso perché il più in basso non c’è, l'orientamento vacilla, filari di alberi in sequenza, scandiscono lo spazio tra ombra e luce.
Ecco, i paesini cominciano ad avanzare verso di noi, e con essi la certezza di non esserci perduti in questi grandi spazi. Una piana verdissima nella luce limpida settembrina ha come centro una rocca medioevale, Maccastorna.
Siamo a destinazione.
Da qui il viaggio nella magia.
Un torrione, un fossato asciutto, ci catapultano in un tempo passato, l’apertura elettrica di un cancello ci riporta all’oggi. Emilia la nostra ospite e Castellana che da sempre ci incanta con il fascino dei libri della sua casa editrice, oggi ha fatto del paesaggio letteratura.
Dentro le mura, l’inseguirsi di piccoli uccellini cinguettanti si confonde con i nostri passi scanditi dal suono della ghiaia. Ci rilassiamo nell’ampio atrio per poi avviarci alla piazza dove complice una sagra di paese, ci troviamo attorno a un tavolo a gustar squisitezze.
Ora è l’ora di compiere il rito per cui, improbabili viaggiatori ci siamo allontanati dal mare. L’avventurarsi nel bosco.
Un bosco progettato nei minimi dettagli, una mappa ben costruita su carta e poi riportata su terra, 20.000 alberi, un immenso respiro della natura.
Il bosco ha un suo percorso prestabilito, ciò che incontriamo deve essere visto in una successione decisa dal suo ideatore. Passeggiare immersi in quel silenzio così rumoroso, che regala il fremere dell’albero che sollecitato da una leggera brezza, intreccia i suoi rami con il vicino e questo con il vicino ancora, in un dialogo, un vocio che attraversa il bosco, e noi gli ascoltatori di questi racconti.
Pioppi bianchi, che svettano su tutti portando in alto le loro chiome a raggiungere la luce, quella luce che nel sottobosco si fa tenue, disegna piccole chiazze e ghirigori mobili come fossero opere di Calder.
Il nostro passo, colonna sonora del viaggio, cambia musica ad ogni giro di viale, erba secca tagliata, foglie accartocciate, vellutati tappeti di edera.
Un’espressione di meraviglia ci coglie quando all’improvviso si para davanti a noi, una radura, verdissima di edere in cui affondano le basi degli alberi e costellata di miriadi di piccoli ciclamini rosa distribuiti a caso dalla natura.
Qui riposa il progettista di questa meraviglia. Nella forcella di un albero, l’effige del Santo di Assisi e poco sotto nel cavo su di un foglietto arrotolato, le parole del “Cantico delle creature”.
Un percorso catartico e di riflessione, proseguendo nel sentiero ti senti alleggerito, la forza di gravità della vita si attenua e torni partecipe di una leggerezza troppo spesso dimenticata.
Poi una verde radura mobile, alberi capovolti, è l’acqua di un lago che moltiplica il gioco degli alberi, una ninfea solitaria attrae l’attenzione su di se e guida lo sguardo fino ad un’installazione in legno attraversabile, una porta che conduce ancora più dentro la madre terra. La scultura ha mantenuto la sua essenza, ce lo raccontano le processionarie che la percorrono come fosse ancora albero.
Il viaggio di ritorno sarà un riraccontarsi e un condividere emozioni, mentre la luce lentamente si affievolisce, e ci corrono incontro le montagne, questi alti e bassi che portano al mare.

Patrizia Biaghetti

Le foto

Sabato 21 settembre 2019

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foto ilpigiamadelgatto ©


Chi siamo


Gian dei Brughi è un personaggio letterario di Italo Calvino, che appare nel “Barone Rampante”.
È un brigante dedito ad efferatezze la cui vita si modifica nel momento del contatto con Cosimo, il protagonista e conseguentemente con i suoi libri.
L’addentrarsi nella lettura fa a poco a poco sparire in lui l’animo del malfattore, il potere salvifico della cultura è quello che noi scegliamo per migliorare la vita.

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