di Patrizia
Nel mio giardino ho una bellissima pianta, un arbusto molto alto, quasi un albero.
La conformazione del tronco ricorda il bamboo perché ha varie sezioni proprio come questo.
In questi giorni è fiorita, è ricoperta di grandi fiori color lilla con gli stami gialli ed è continuamente circondata di api che ne suggono il nettare.
Ho cercato ovunque il suo nome ma non sono riuscita a trovare nulla.
Oggi pomeriggio navigando sul sito di AT Casa in cerca di novità di design ed arte mi sono imbattuta in un articolo che parlava di Libereso Guglielmi “Giardiniere di Calvino”.
L’articolo era corredato da un video (che qui pubblico) nel quale il botanico Libereso descriveva proprio la mia pianta: la Dahlia Maxonii importata dal padre di Italo dal Mexico.
Incredibile la coincidenza, noi di Gian dei Brughi ed una pianta dei Calvino!
Ma la sorpresa maggiore è stata ascoltare Libereso, la sua conoscenza delle piante di tutto ciò che in un giardino può essere trasformato in cibo, l’importanza della natura, la biodiversità…
Coincidenza per coincidenza faremo in modo che le strade di questo meraviglioso signore incrocino quella di Gian dei Brughi.
Il primo blog di “il giardino d’inferno” dedicato a “storie di ordinaria fobia” compagna di viaggio della nostra avventura.
Questa è la storia di piccolo ipsilon, nato in una felice e numerosa famiglia in una località di collina di fronte al mare.
Piccolo ipsilon stava crescendo a vista d'occhio, le sue manine diventavano sempre più robuste ed era nella fase in cui il colore della sua pelle virava verso un bruno ambrato.
Sapeva che stava diventando grande, grande come i suoi parenti dell'Africa, li aveva visti sui libri, fieri, scuri di pelle, già in quel continente tutti avevano la pelle scura, si dice che uno di loro fosse addirittura diventato re.
Era giunto il momento per piccolo ipsilon di abbandonare la casa materna, la sua mamma dopo le dovute raccomandazioni di rito, lo accompagnò sull'uscio di casa, ora avrebbe dovuto percorrere da solo il tratto che lo collegava con il mondo esterno per cominciare la sua nuova vita.
Quel tratto di strada era buio e umido, le pareti erano scivolose, ma piccolo ipsilon aveva imparato a muoversi con destrezza anche su terreni più accidentati, erano le superfici lisce che lo mettevano in difficoltà, ma non era questo il caso.
Quando uscì all'aperto si parò davanti ai suoi occhi, una luce di una purezza tale, tutto era bianco, scintillante, lucido ed ahimè molto liscio.
Piccolo ipsilon non si perse d'animo, cominciò la sua lenta scalata fino ad arrivare a conquistare la vetta, da lì il mondo gli parve immenso, tutto da scoprire, percorrere, assaporare.
Scese dall'altro versante e dopo una faticosa camminata si trovò in un ambiente così pieno di colori, come non aveva mai visto.
Due bambine bionde sedevano su un soffice tappeto, giocavano alle fate, un mare di stoffe stavano appoggiate sul pavimento, piccolo ipsilon ebbe il forte desiderio di partecipare a quella festa di colori, ma ancora troppo timido si ritrasse nella stanza accanto.
Uno strano odore attirò la sua attenzione, nuvole impalpabili spuntavano da un oggetto, una specie di pentola con un lungo manico, appoggiata in una ciotola di vetro, forse serviva per riscaldare la casa, tutt'attorno tanto legno, tanta carta, un posto accogliente e bellissimo dove giocare.
Ancora intento nella sua esplorazione, piccolo ipsilon sbucò dietro un angolo e non visto, vide dinanzi a se un pirata. Una benda nera gli copriva un occhio, un paio di sottili baffi gli contornavano la bocca, un enorme cappello era calzato sulla sua testa, un grosso orecchino vibrava nell'aria.
Piccolo ipsilon provò paura e stupore, ancor più quando le due fate arrivarono correndo e lo chiamarono mamma.
Ecco ora piccolo ipsilon aveva capito, tutti stavano giocando, rilassato e sereno usci dal suo nascondiglio, si fece scoprire.
Un urlo strozzato attraversò la stanza, il piratamamma o mammapirata, imbracciò un oggetto e si scagliò all'inseguimento di piccolo ipsilon.
Turbato e rattristato trovò rifugio fuori dalla casa.
Non riusciva a credere all'accaduto, una mamma tenera e dolce che giocava con i suoi bambini come poteva non capire che anche lui era tale, anche lui aveva una mamma che si era preoccupata di crescerlo educarlo, renderlo sicuro di se. Proprio non capiva.
Sconsolato si avviò sulla stradina acciottolata piena di fiori ed erbe, viaggiava la notte per essere più al sicuro, di giorno si rintanava in posti lontano dalla strada percorsa, per non essere visto.
Una notte stellata e con un'enorme luna piena si trovò nei pressi di una casa illuminata.
Entrò, lo scorsero subito, ma nessuno lo inseguì, poteva finalmente cominciare la sua vita con serenità, fece pace con gli uomini.
Si sistemo sotto un vaso di ortensie, ed è ancora lì che abita.
Ad Anna perché le passi il terrore che le incuto.
piccolo ipsilon
I Blog di Gian dei Brughi.
IL BARONE RAMPANTE
di ITALO CALVINO
Riassunto tratto da
Una sera del 1950, all'osteria Fratelli Menghi, in via Flaminia, Salvatore Scarpitta racconta a Italo Calvino la sua avventura di dodicenne sull' albero di pepe. Sette anni dopo, esce Il barone rampante. Il romanzo è ambientato in un paese immaginario della riviera ligure, Ombrosa.
Ecco i personaggi principali: il barone Cosimo Piovasco di Rondò, che vive sugli alberi; suo fratello Biagio (voce narrante della storia); la sorella Battista e il suo fidanzato, il conte d'Estomac; la Generalessa e il barone Arminio Piovasco di Rondò, genitori di Cosimo; Sofonisba Viola Violante d'Ondariva detta la Sinforosa, bella nobile smorfiosa che s'impossessa del suo cuore fin dalla più tenera età, e i suoi due spasimanti, valorosi guerrieri ma ridicoli pretendenti, il cane Ottimo Massimo e il brigante Gian dei Brughi; l'abate Fauchelafleur; il cavalier avvocato Enea Silvio Carrega; Napoleone e lo Zar di Russia.
Il fatto principale è rappresentato da un futile litigio avvenuto il 15 giugno 1767 nella tenuta di Ombrosa, per via di un piatto di lumache non accettate da Cosimo che per protesta sale sugli alberi del giardino di casa e non scenderà mai più. Nonostante la collera e le minacce del padre, la vita del protagonista si svolge sempre sugli alberi, prima nel giardino di famiglia, poi nei boschi di Ombrosa, inframezzata da viaggi in terre lontane raggiunte saltando di ramo in ramo. La vita di Cosimo è piena di eventi, dalle scorribande con i ladruncoli di frutta alle battute di caccia, dalle giornate dedicate alla lettura alle relazioni amorose: a Olivabassa Cosimo fa la conoscenza di alcuni esiliati spagnoli e si innamora di Ursula che però, terminato l’esilio, ritorna in Spagna mettendo fine alla loro relazione .
Nel frattempo, la fama del barone rampante si diffonde con grande rapidità, e se inizialmente Cosimo aveva ragione d'imbarazzo per la famiglia, in seguito arriva a intrattenere rapporti con personaggi del calibro di Denis Diderot, Jean-Jacques Rousseau, Napoleone Bonaparte e lo Zar di Russia.
L'amore fra Viola e Cosimo è forte, ma la relazione si conclude per una serie di equivoci dopo numerosi litigi e altrettante riconciliazioni.
Quando Cosimo si ammala viene assistito dall'intera comunità di Ombrosa; lo invitano a scendere ma lui si rifiuta in maniera categorica. Un giorno sorprende tutti: si arrampica sulla cima di un albero, si aggrappa a una mongolfiera di passaggio e scompare nel cielo, senza tradire il suo intento di non rimettere più piede sulla terra.
© GiandeiBrughi 2011 - ilpigiamadelgatto